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Il Nordest porta a New York la sua “Innovetion Valley”

Il primo firmatario del manifesto è Renzo Rosso, geniale creatore della Diesel. Seguono diversi imprenditori, tutti piazzati nell’area nordestina, o meglio, in quella che hanno ribattezzato l’Innovetion (sì, proprio con la e) Valley.
Creatività, Innovazione e Contemporaneità sono le parole d’ordine di un progetto di pianificazione del territorio nato a Nordest ma pronto per sbarcare a New York. “Il 16 febbraio saremo all’Istituto Italiano di Cultura a presentare il nostro manifesto”, spiega Cristiano Seganfreddo: “Innovetion Valley non è un’associazione, ma una piattaforma open source che dichiara il Nordest come cuore dell’industria creativa globale.” E lo dichiara soprattutto al Nordest, che per varie incapacità di ordine istituzionale “non è mai riuscito a raccontarsi per quello che è”, né al di fuori, né al di dentro.
“Il Nordest d’Italia è il territorio a più alta densità di innovazione e creatività per metro quadro al mondo” proclama il manifesto degli innovators nordestini. Dietro di loro c’è “una concertazione di ambito istituzionale che ha coinvolto regioni, province, camere di commercio, e ciò permette di dare al progetto un valore politico. E poi ci sono grandi imprenditori, stakeholder industriali e culturali, che lavorano insieme”.

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Piccole imprese e sussidiarietà “Vogliamo meno burocrazia”

Nord contro Sud, Nordest versus Nordovest, Fiat contro piccole e medie imprese, immigrati contro lavoratori italiani: la crisi economica sembra avere mandato in frantumi un sistema produttivo e sociale che ha resistito a molte crisi precedenti. Eppure tra quello che appare a prima vista come un cumulo di macerie emergono realtà che contrastano l’immagine di un mondo a pezzi: imprenditori del Nordest, da leghisti con piccole aziende come Bepi Covre, a imprenditori mediograndi come Mario Carraro e Mario Moretti Polegato della Geox, che dicono di ritenere un valore per le loro aziende l’apporto dell’immigrazione e una “sciagura” l’esempio inglese.
Una multinazionale come la Luxottica che decide di sperimentare forme innovative di contrattazione con sostegni al welfare e al reddito dei suoi dipendenti e al territorio. Tutti piccoli segni che il mondo produttivo cammina su fattori di competitività non sempre misurabili con la tradizionale teoria economica.
Che valori ha e che armi si prepara ad usare contro la crisi il mondo delle piccole e medie imprese, punto di resistenza dell’economia di questi anni? Di che cosa ha bisogno per essere aiutato? E’ a questi interrogativi che vuole rispondere un’indagine curata dalla Fondazione per la Sussidiarietà che quest’anno ha dedicato a questo tema il suo Rapporto annuale (edito dalla Mondadori) nell’ipotesi che si possa leggere, nel mondo produttivo delle piccole e media aziende, comportamenti sussidiari volti cioè a operare con un tessuto di valori e di relazioni che vanno al di là della pura e semplice gestione di un’attività economica o della “massimizzazione del profitto di breve periodo tipico dice della grande impresa quotata in Borsa”.

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